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Anoressia, nel Lazio oltre 50mila casi
Ma per le cure si va al Nord

Nella Capitale, l’Asl Roma E con i suoi 12 medici è considerata un’eccellenza nel campo. Ma incompleta, proprio perché manca la possibilità del ricovero. Così, con solo 250mila euro di budget annuale, bisogna fare la valigia e partire. I costi pubblici per le cure? La Regione spende circa 2mila euro per i primi 20 giorni e poi 145 al giorno. Sarebbe opportuno realizzare un centro. E alla Pisana si era preso l'impegno (non vincoltante) di farlo, ma l'idea è sfumata DI SANTO IANNO'

Nel Lazio sono oltre 50mila. Conquistano le cronache dei giornali solo quando la loro malattia li strappa alla vita. Sono le donne e gli uomini che soffrono di disturbi del comportamento alimentare. Che a Roma e in Regione non hanno una struttura pubblica per il ricovero cui rivolgersi. La denuncia arriva dalla madre di una ragazza che soffre di anoressia nervosa. E ha deciso di pubblicare una lettera per far conoscere le difficoltà di genitori che devono affrontare una malattia e spesso sono costretti ad emigrare.

Raccontare come si entra nel tunnel, impossibile. Troppe le cause che possono portare alla conflittualità con il cibo. L’unica certezza riguarda la carenza di centri. Nella Capitale, l’Asl Roma E con i suoi 12 medici è considerata un’eccellenza nel campo. Ma incompleta, proprio perché manca la possibilità del ricovero. Le cure sono ambulatoriali, al massimo si arriva al day hospital.

“Siamo in 12 – spiega il responsabile Armando Cotugno – e in tre anni e mezzo abbiamo fatto 654 prime visite. Oggi abbiamo in carico circa 200 pazienti. Sono grandi numeri che arrivano dalle specializzazioni della nostra equipe”. Ma non basta. “Perché questa – aggiunge – è una patologia di confine che è inserita nella psichiatria, ma a forte compromissione organica”. Spesso c’è bisogno del ricovero. Ma la cronica mancanza di risorse non permette di avere una struttura adeguata. Ci avevano provato negli anni scorsi, poi il commissariamento della sanità regionale fa saltare i piani.

LE CURE FUORI DA ROMA - Così, con solo 250mila euro di budget annuale, bisogna fare la valigia e partire. Si va in Valle d’Aosta, Toscana, Lombardia e Umbria. Nel sud solo un centro:  in Basilicata. Con ricoveri che vanno dai 3 ai 6 mesi. E per i genitori, oltre la malattia, arriva la sofferenza per il distacco. “I disagi psicologici, le spese, la lontananza da amici e parenti, sono solo alcuni degli aspetti gravissimi che si aggiungono a una condizione già pesante” scrive una madre.

I COSTI - Una pratica che ha anche dei costi per il servizio sanitario laziale. La Regione, infatti, spende circa 2mila euro per i primi 20 giorni e poi 145 al giorno. Per un ricovero di 3 mesi, l’assegno da staccare è di 9mila euro. “Mediamente – spiega Cotugno – l’esborso può arrivare anche a mezzo miliardo l’anno. Anche se queste sono stime, è difficile avere il conto esatto perché non esiste un database”.

LA REGIONE E L’IMPEGNO DISATTESO - A questo punto sarebbe più conveniente, per le disastrate casse sanitarie, realizzare un centro. Almeno uno. In realtà con la mozione 78 del dicembre 2011, la Pisana si era impegnata per questo risultato. Ma l’atto non è vincolante e da allora tutto tace. La proposta era stata avanzata da alcuni consiglieri, spronati dai medici dell’Asl e da FeniceLazionlus, un’associazione che offre sostegno alle vittime di questa patologia. Il sogno erano 18 posti letto. Ma, per ora, l’unica strada è quella che porta fuori dai confini del Lazio. “Certo – continua il responsabile di Roma E – se fosse stato costruito un reparto, a quel punto 12 medici non sarebbero stati sufficienti per garantire il servizio”.

I TAGLI - Oggi però il problema è un altro. Si chiama spending review, che giorno dopo giorno prende la forma di una nuova manovra finanziaria fatta di tagli. L’obiettivo è risparmiare, non importa come. Così il Lazio rischia di perdere circa 600 posti letto negli ospedali, denunciano i sindacati. E la paura che il centro di ricovero, da affiancare a quello ambulatoriale, resti solo sulla carta della mozione 78 cresce. Ed entri in vigore il divieto di ammalarsi.

 Santo Iannò
Lunedì, 16 Luglio 2012

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