Lettere

numero verde sos

 fenice banner

consultanoi

Aprile 2014 - Riceviamo e pubblichiamo (n.d.r.)

 

Caro Papa Francesco,

Ti scriviamo per parlarti semplicemente di noi, ragazzi e ragazze di Palazzo Francisci.

Non siamo santi né tantomeno perfetti…ecco volevamo parlarti proprio della perfezione.

La perfezione si rivela il fondamento del nostro disturbo.

Ma che cosa è la perfezione? Di certo non è un 10 in pagella, neanche un capello fuori posto, o una stanza immacolata senza un granello di polvere.

Ma allora che cos’è la perfezione? ….la perfezione sono i capelli arruffati… la perfezione è svegliarsi la mattina con gli occhi gonfi, uscire con la maglia all’incontrario, urlare in mezzo alla strada per la contentezza. La perfezione è il primo sorriso dopo il pianto, quando in quegli occhi spenti e lucidi, balena uno sprazzo di luce che li illumina.

La perfezione esiste nelle piccole cose… tutto sta nell’innamorarsi di queste piccole cose, ogni giorno, prestandosi al loro corteggiamento. Un gatto accoccolato sulle ginocchia, un raggio di sole che filtra tra le foglie, una ragnatela luccicante di rugiada……. sono attimi di bellezza che risvegliano il tuo stupore nei confronti della vita.

Chi non si stupisce della vita è come se si perdesse in un labirinto senza trovare via d’uscita.

Beh, noi ci siamo persi in quel labirinto e a tentoni cerchiamo di tornare al dolce profumo della vita, e lasciare che essa ci inebri con le sue dolci note.

La verità, da cui nessuno può evadere, è che l’essere umano è costruito sull’imperfezione e sulla precarietà. Siamo come equilibristi su un filo troppo sottile e vacillante. Il segreto? Buttarsi senza pensare di cadere, di scivolare e di precipitare….non pensare che sotto di te ci sia il vuoto….e passo dopo passo abbandonarsi alla precarietà della vita. Ciò che infine ci custodisce è il nostro essere senza protezione. La perfezione non ha limiti, mentre l’uomo è vincolato e per questo limitato.

L’ ANORESSIA è una sfida contro il limite che si rivela, alla fine, un gioco al massacro dove, nell’annientamento di te stessa, sei vittima e carnefice, oggetto e soggetto…. una minaccia che una persona interiorizza e arricchisce a tal punto che una terza guerra mondiale sarebbe una grande sciocchezza.

Non sappiamo perché certe cose accadono, il nostro è stato un tacito urlo, una sorda richiesta di aiuto, per convivere con quella minaccia che ti attanaglia, ti logora, ti annienta.

Ma noi non ci siamo arresi…anzi, armati di coraggio, audacia e, soprattutto speranza, ci siamo imposti un altro vincolo, con la ferma consapevolezza che il dolore si combatte con il dolore: smettere di demolire cominciare a costruire….ma il “costruire” implica prima il “distruggere”.

Questa è la regola di Dio: tutto ciò che accade, bello o brutto che sia, genera un dolore più grande, ma questo sta a noi a sceglierlo. Il bambino quando impara a camminare deve abbandonare la sicurezza del suo gattonare, rischiando così anche di cadere. Ma le sue cadute, pur essendo accidentali, non sono casuali.

Noi, come il bambino, non impareremo mai senza i nostri sbagli…..

allora perché non amarli?

perché non amarci?

perché non amare semplicemente e incondizionatamente il nostro essere imperfetti?

Troveremo conforto in una tua risposta……

grazie

Amici di Fenice Lazio

Sondaggio

Come pensi che sia il tuo rapporto con il cibo?