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(ricevuta l'11 Ottobre 2013)

Mi chiamo Silvia e ho sofferto di disturbi del comportamento alimentare per 20 anni, anche se non continuativamente e non sempre con le stesse manifestazioni. Il mio curriculum è lungo e variegato: ho cominciato a 12 anni con l'anoressia, per poiproseguire a 15 anni con la bulimia (fino ai 25 circa) e infine arrivare al Binge Eating Disorder due anni fa.

Il 3 Dicembre scorso si è conclusa la mia terapia - durata un anno e mezzo circa - al centro Disturbi Comportamento Alimentare della ASL Roma E. Un percorso che ho cercato personalmente e seguito – non con poca fatica, ma con molta soddisfazione – aiutata dal dott. Cotugno, la dott.ssa Maggiore e la dott.ssa Colletta. Ero intimorita e allo stesso tempo fiera di me per aver ormai raggiunto un obiettivo desiderato da tanto e per aver sciolto psicologicamente tante convinzioni da tempo radicate.

Ho cominciato finalmente a percepirmi come "sana portatrice di un corpo", anziché come una mente vagante. Sì, perché la reazione che si ha quando non si accetta il proprio corpo è quella di disprezzarlo o ignorarlo. E l'unica forma di “maturazione” che si raggiunge autonomamente è al massimo quella di scappare dall'autolesionismo mentale e fisico di criticarsi gli innumerevoli difetti carnali, mostrati prepotentemente dalla propria sagoma.

Uscivo di casa non guardandomi più allo specchio, talmente era grande il rifiuto di riconoscermi in quei confini enormi. Cercavo di dimenticare la mia immagine, unica soluzione per continuare ad avere una vita sociale: prendere il treno la mattina, lavorare 8 ore al giorno a contatto con il pubblico, riprendere il treno la sera e uscire ogni tanto con gli amici. Ero diventata pura testa: un contenitore mobile di pensieri e parole. Questa era la sola idea che potevo concedermi di me stessa e che avrei voluto gli altri avessero di me. Quasi in concomitanza con la conclusione del mio faticoso tragitto verso l'autoaccettazione, a metà Novembre ho cominciato un percorso di Danza-Movimento-Terapia, con incontri a cadenza settimanale, insieme alla terapeuta Daniela Grazioli.

Ero rimasta inaspettatamente incuriosita da un articolo a tema che lei mi aveva casualmente commissionato di tradurre. Dalle caratteristiche descritte per questa attività è emersa la mia ingenua intuizione che potesse essere benefica per le mie problematiche e per i casi analoghi ai miei. Ritengo, infatti, che per disturbi psicologici con gravi conseguenze fisiche non ci si possa curare occupandosi solo della "testa pensante", lasciando fuori il "corpo che agisce e sente". La causa e la soluzione non possono essere entrambe nella testa: non ce la fa questa da sola a caricarsi di questo "peso", in tutti i sensi. A volte sembra che il problema si ingigantisca trattandolo esclusivamente con strumenti verbali, perché parlare può "alimentare" l'idea fissa della non-accettazione di sé e può allontanare sempre di più un corpo solo immaginato dal corpo reale.

Mi sono costretta a lungo a reprimere sensazioni/emozioni/percezioni davanti agli altri proprio per il rifiuto di interagire attraverso il mio "corpo". Non mi sentivo attratta/attraente e non volevo toccare/farmi toccare da nessuno. Avrebbero potuto scoprire la “mia” realtà, quella di essere INGOMBRANTE, GOFFA, PESANTE, TESA. Avrei voluto piuttosto essere INVISIBILE.

Complicato lavorare sulla cattiveria che mi sono sempre dedicata. Ma c'era una novità: non ero chiamata ad esternarla a parole, ma a compiere delle semplici azioni per contrastarla e/o prevenirla. Temevo che l'approccio alla sfera del mio corpo fosse traumatico: del resto, non volevo sapere nulla delle mie dimensioni reali, dei miei movimenti nello spazio e della mia percezione tattile sulla mia stessa pelle. Ma la delicatezza con cui venivano gestiti gli incontri mi ha, con gradualità, fatto avvicinare a dei dati di fatto da sempre voluti ignorare.

Gli esercizi svolti con la supervisione di Daniela hanno contribuito a farmi prendere confidenza con la mia fisicità, a paragonare le mie percezioni distorte con la realtà e modificare degli automatismi di affogamento in pensieri negativi con dei gesti pratici. Vi apro la porta per farvi accomodare nella stanza dove per 8 mesi ho seguito questa terapia e per farvi assistere ad alcuni momenti rappresentativi di una svolta.

INGOMBRANTE:
- Sento da sempre i miei fianchi di gran lunga più larghi rispetto alle spalle. Daniela mi fa sdraiare a terra, mi fa chiudere gli occhi, poi mi fa posizionare le braccia lungo i fianchi. Io le percepisco inevitabilmente allargate per dover contenere un'ampiezza innaturale in quel punto, dovuta dall'accumulo di carne e grasso. Descrivo, ancora ad occhi chiusi, la mia presunta posizione: da sotto i gomiti alle mani, le mie braccia subirebbero una deviazione forzata verso l'esterno anziché scendere verticalmente in direzione dei piedi. Apro gli occhi e, incredula, scopro che le braccia sono invece dritte e allineate al resto del corpo.

GOFFA:
- Daniela mi chiede di rappresentare il movimento del flusso nella danza. Ho difficoltà a muovere agilmente le spalle, la schiena e il collo, mentre mi sento dinamica nel resto del corpo. L'immagine che Daniela mi stimola ad usare, e che io creo nella mente per imitarne il movimento, è quella di un foulard di stoffa leggerissima che viene spinto dal soffio del vento. Immedesimandomi nell'oggetto, danzo flettendo la spalle e la schiena in avanti, dietro e lateralmente, con il collo che segue le stesse direzioni.

PESANTE:
- Daniela mi invita a provare il senso della leggerezza facendo leva sui piedi in una maniera per me nuova: poggiando il piede a terra in tutta la lunghezza e sollevandolo gradualmente dalla punta al tallone e viceversa, in un movimento armonioso, molleggiato e alternato delle gambe. Nel camminare in questo modo, deriva un ancheggiamento proprio di un senso della femminilità che rifiutavo da tempo.

TESA:
- Ho difficoltà ad essere spontanea e disinvolta. Devo sempre tenere i miei movimenti sotto controllo, perché non mi piace immaginare il mio corpo muoversi nello spazio. Durante una fase di training per il rilassamento percepisco, improvvisamente, la sensazione reale che il braccio destro sia lasciato da una strettissima morsa. Sento il sangue scorrermi di nuovo in tutta la lunghezza del braccio fino alla mano, come dopo aver slegato un laccio emostatico tenuto a lungo. Successivamente ho la stessa sensazione di formicolio e rivitalizzazione dei muscoli sia nelle spalle (immaginando di esser stata liberata da mollette che mi tenevano da anni appesa a un filo) che nel braccio sinistro.

CAMBIAMENTI PIU' EVIDENTI:
- non mantengo più posizioni scomode. Ero capace di restare immobile per ore per non essere notata in mezzo agli altri, come per la speranza di mimetizzarmi a mo' di camaleonte con l'ambiente circostante. Ora cambio posa, muovendomi spesso;

- cammino in maniera più disinvolta. Tengo le spalle più basse, sguardo dritto in avanti, testa e bacino allineati e mi muovo con passo rallentato;

- vivo la mia passione per il ballo in maniera più “liberata”. Seguo movimenti più spontanei, ho piacere di compiere quei passi, mi improvviso in danze che non conosco e mi esibisco davanti ad un pubblico;

- respiro regolarmente quando sono agitata e/o quando sento le famose “farfalle nello stomaco” (non solo per l'emozione, ma soprattutto per l'ansia) cercando di evitare i momenti di apnea. Porto la mia inspirazione fino a sentirla nell'ombelico e immagino di essere pervasa da un'onda nel momento dell'espirazione;

- abbraccio volentieri le persone a cui voglio bene. Mi sono esercitata abbracciando Daniela in maniera ogni volta più espansiva, anche se inizialmente mi limitavo a circondarla con le braccia dietro il suo collo. Ora, per la prima volta, non rimango rigida e congelata (perfino in un abbraccio “frontale”!), ma sento di avere qualcosa di forte da trasmettere agli altri. Non mi concentro più soltanto sul mio corpo inerte e impermeabile nel momento del contatto fisico, ma riesco a sentire l'altro e quello che ha da trasmettermi a sua volta;

- conosco la mia parte giudicante e cerco di prevenirla, sfidarla e abbatterla. Ho esorcizzato il mio Super-Io disegnandolo. Sono emersi occhi accigliati, fissi, arrabbiati, maligni. Sembrava il volto di un diavolo e mi faceva paura. Lo sguardo era rivolto verso il basso, verso quella me infinitamente piccola e insignificante. Dopo varie sedute l'ho disegnato di nuovo: è diventato un solo occhio, grande, che guarda dritto davanti a sé, profondo e mira a scrutare anche i minimi dettagli. Ma ora ha le sopracciglia distese e non sembra più tanto sarcastico;

- ho sperimentato il senso di leggerezza dopo che Daniela mi ha sollevata. Mi ha chiesto di metterle le braccia al collo da dietro e mi ha caricata come un sacco sulla schiena. Inizialmente mantenevo il peso a terra per il terrore di affaticarla, poi i piedi mi si sono sollevati e non ho potuto far altro che abbandonarmi. Alla domanda: “Come ti senti?”, ho risposto “Leggera”. Sensazione nuova, perché tendo da sempre a trattenere il mio peso. Daniela associa questo peso a quello interno trasportato da sola per anni, e alla consapevolezza di essere un punto di riferimento per i problemi di molti, ma di non poter mai fare troppo affidamento sugli altri per i miei (quindi non essere mai “sollevata”).

- Sono radicata a terra. Durante la descrizione di uno dei miei vortici mentali, Daniela mi suggerisce una posizione per farmi sentire “con i piedi per terra”: in piedi, dritta, poggiando tutta la pianta del piede a terra, sentendo il peso del mio corpo che tende verso il basso e che si ricongiunge con delle origini ideali che si trovano sotto la superficie su cui mi trovo. Ho l'effetto di stabilità, fermezza e indistruttibilità: se mi colpisci, non posso cadere. Daniela mi dà spinte come fossi un punchball, ma il mio baricentro non può essere spostato da eventi esterni, perché posso ristabilirmi nella posizione eretta originaria ogni volta che voglio. 

Dal giorno in cui ho iniziato la terapia con Daniela tengo un diario delle nostre attività, descrivendo le mie conseguenti PERCEZIONI, IMMAGINI ed EMOZIONI e monitorando, così, tutti i miei piccoli e grandi cambiamenti. 
Il 20 Maggio scorso sono tornata nel centro DCA per l'ultimo controllo del peso. Il solo gesto di poggiare i piedi nudi sulla lastra fresca della bilancia mi faceva sentire sensi di colpa, mancare il respiro e scendere fiumi di lacrime calde fino a pochi mesi prima. Quest'ultima volta ho avuto paura, ma non ho pianto. Anzi. Ho abbassato lo sguardo verso il display curiosa di vedere il numeretto tanto temuto. Seppure la perenne sensazione di essere ingrassata non mi ha abbandonata neanche in quel fatidico momento, ho scoperto di essere dimagrita di 2kg (ancora una volta, un dato di realtà contrasta le mie percezioni).
Il solito pensiero a priori “Vorrei arrivare a pesare ancora meno di quel che mi mostrerà la bilancia” è stato sostituito da un “in fondo io ora mi sento serena, quindi va tutto bene così”. E ho scartato addirittura la sorpresa di essere dimagrita pur non seguendo le mie rigide ed eterne diete inventate. Indosso gonne, top e vestiti con disinvoltura, anche grazie alla presenza (o alla consapevolezza della presenza) nella mia vita di un uomo che mi apprezza davvero.
Non mi nascondo ai suoi occhi, non temo il suo giudizio e, anzi, ho imparato a prendermi (e non controbattere più o meno ironicamente) i suoi complimenti. Inoltre, mi ha confessato di non aver mai sperimentato prima un abbraccio ad “alto contenuto affettivo” come quello che so dargli soltanto io. Oggi cerco dei piccoli espedienti per coprire quelli che percepisco come i difetti che fanno parte integrante di me, e non mi faccio abbattere dall'immagine (o dall'immaginazione?) prima di uscire vestita nel modo che mi piace di più. Vivo la mia fisicità con maggiore consapevolezza dei miei punti deboli, non considerandomi più soltanto un ammasso di difetti da nascondere con vergogna. Mi mostro agli altri nella mia umanità e non più nella mia ossessionante aspirazione alla perfezione.

Ad oggi, con cognizione di causa, posso dirmi convinta dell'importanza e dell'efficacia di un trattamento pratico come la Danza-Movimento-Terapia per completare e perfezionare l'insieme delle cure psichiatriche / psicologiche / dietologiche rivolte ad un malato di disturbi alimentari.

Augurandomi di essere la prima di una lunga serie ad aver provato, vi confesso che un “rischio” nell'esperimento c'è... – se portato avanti con sensibilità, gradualità e costanza – ed è soltanto quello di

FARE FINALMENTE PACE CON IL PROPRIO CORPO!

Silvia

Amici di Fenice Lazio

COOPERATIVA DI LAVORO SOLIDARIETA' E LAVORO Ristorazione collettiva e catering Via Orazio Raimondo, 33

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